Infarto, più rischi con patate e cereali. Formaggi, invece…

Pubblicato il 18 ottobre 2016 09.38 | Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2016 09.38

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Infarto, patate e cereali aumentano rischio. Formaggi, invece...

P RAGA – Patate e cereali possono aumentare il rischio di infarto. Ma consumare latticini grassi può aiutare a ridurlo. E’ quanto rivela uno studio condotto dalla Masaryk University, nella Repubblica Ceca, e ripreso dal Daily Mail.

Tutti sanno che le patatine fritte vanno evitate se si è a dieta. Ma fino ad oggi nessuno pensava che mangiare troppe patate, così come troppi cereali, potesse essere nocivo anche per il cuore.

Lo studio, condotto dal dottor Pavel Grasgruber, ha esaminato le abitudini alimentari e le patologie cardiovascolari in 42 diversi Paesi europei per sedici anni, e i suoi risultati contraddicono le comuni linee nutrizionali governative.

Il dottor Grasgruber sottolinea come “attualmente il rischio di infarto si basa su dati imperfetti, viziati. Questo nuovo studio mostra come, per esempio, consumare formaggi e carne non ha alcun impatto negativo sulla salute del cuore, come invece viene tradizionalmente sostenuto. Il problema maggiore è dato dai cereali, dalla farina e dalle patate, che aumentano il rischio di attacco cardiaco. Io posso responsabilmente consigliare a tutti di cambiare la propria alimentazione e di abbassare l’introito di carboidrati”.

Lo studio, che ha comparato i dati di differenti Paesi, ha mostrato come quelli in cui si consumano più carboidrati hanno il più alto tasso di infarti. Al contrario, nei Paesi in cui il tasso di attacchi cardiaci è basso la dieta prevalente è ricca di grassi e proteine.

I dati raccolti, pubblicati sul Journal of Food and Nutrition Research, mostrano che i formaggi grassi agiscono come fattori protettivi per il cuore, così come la frutta secca, gli agrumi, le olive e la verdura, tutti componenti tradizionali della dieta Mediterranea. 

Come ha sottolineato lo stesso dottor Grasgruber, i risultati di questa ampia ricerca contraddicono le credenze diffuse da studi precedenti, che forse possono effettivamente essere definiti viziati.