Infarto, la crisi fa male al cuore: più poveri, più malati

Pubblicato il 29 agosto 2016 16.00 | Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2016 15.15

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Infarto, la crisi fa male al cuore: più poveri, più malati

R OMA – La crisi economica fa male alla salute. Non solo perché sono sempre di più gli italiani che non riescono a permettersi visite e controlli medici adeguati, ma anche perché, attraverso l’alimentazione sempre meno sana, influisce sul cuore, aumentando il rischio di infarto. L’allarme, che non riguarda solo il nostro Paese, è stato lanciato dal congresso della Società Europea di Cardiologia.

“La crisi economica degli ultimi anni ha di fatto aumentato la fascia meno ricca della popolazione lasciandosi alle spalle una schiera di disoccupati, famiglie in difficoltà ed anziani con pensioni che non consentono di provvedere adeguatamente alle proprie cure, ha spiegato Michele Gulizia, Direttore Cardiologia Ospedale Garibaldi di Catania. Si tratta di una situazione che potrebbe in pochi anni rappresentare una vera e propria emergenza di salute pubblica: si stima infatti che proprio le malattie cardiache saranno maggior problema sanitario dei prossimi anni nei paesi occidentali”.

Una dimostrazione del legame tra status socioeconomico basso e maggior rischio per il cuore viene da uno studio presentato proprio al congresso. I ricercatori hanno analizzato un totale di quasi 30mila uomini e donne tra i 40 e i 76 anni, sottoposti ad una nuova visita tra gli 11 e i 15 mesi dopo il loro primo infarto del miocardio.

I dati clinici sono stati incrociati con il reddito, lo status familiare, il livello di educazione e la condizione cardiovascolare. Durante il periodo di controllo di 4,1 anni, l’8% dei pazienti era andato incontro ad un secondo evento cardiaco ed è stata evidenziata una associazione indipendente del secondo evento con il livello economico. Nelle persone con il reddito più basso l’incidenza è risultata 25,9 ogni mille persone, mentre in quelle più ricche la cifra scendeva a 14,3. Anche per i divorziati si è visto un aumento dell’incidenza rispetto agli sposati.