Ictus, un quarto di aspirina al dì riduce il rischio di morte

Pubblicato il 7 settembre 2016 10.30 | Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2016 10.27

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Ictus, un quarto di aspirina al giorno riduce il rischio di morte

E DIMBURGO – Un quarto di aspirina al giorno riduce il rischio di morire per un ictus. Uno studio condotto dall’Università di Aberdeen, in Scozia (Regno Unito), pubblicato sulla rivista scientifica Stroke, sottolinea un nuovo pregio di uno dei farmaci più vecchi.

I ricercatori hanno seguito oltre 500mila pazienti che avevano subito un ictus e hanno scoperto che coloro che avevano assunto farmaci anticoagulanti, come l’aspirina o il warfarin, avevano più probabilità di sopravvivere.

Le persone che avevano preso i farmaci per precauzione avevano anche loro maggiori probabilità di tornare a casa e recuperare subito dopo un ictus. Come hanno sottolineato gli studiosi, “questo è un importante settore di ricerca, perché l’ictus ha un’alta mortalità durante l’ospedalizzazione ed è la principale causa di disabilità a livello globale”.

In precedenza altri studi avevano dimostrato come l’aspirina fosse utile nel contrastare l’infarto e persino alcuni tumori, come il cancro intestinale e quello al colon retto. In particolare una ricerca del Massachusetts General Hospital di Boston aveva rivelato come assumere almeno due volte alla settimana aspirina per sei anni protegga dai tumori che interessano il tratto gastrointestinale e il colon retto.

E un precedente studio condotto dalla John Hopkins University di Baltimora aveva altresì dimostrato l’effetto protettivo dell’aspirina contro le patologie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson. Il fattore protettivo, in questo caso, si trova nell’acido acetilsalicilico, in grado di bloccare un enzima che gioca un ruolo importante in queste malattie. L‘acido salicilico è un composto affine ed è anche una molecola presente in molte piante, ma si può produrre sinteticamente in laboratorio. Gli esperti americani hanno dimostrato che l’acido salicilico può bloccare l’azione deleteria dell’enzima GAPDH che, in condizioni di stress ossidativo (presenza di radicali liberi), penetra nel nucleo delle cellule e le danneggia fino ad ucciderle.