Fuoco di Sant’Antonio, prevenirlo con il vaccino

Pubblicato il 19 febbraio 2016 13.00 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2016 11.42

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Fuoco di Sant'Antonio, prevenirlo con il vaccino

G ENOVA – Fuoco di Sant’Antonio, un dolore che si può evitare grazie ad un vaccino, almeno in alcuni casi. In questo modo si può arginare il danno causato dal virus Herpes Zoster, che provoca dolori e fastidi che a volte prendono anche il viso.

A spiegare le peculiarità del vaccino, che la Liguria, prima regione in Italia, sta offrendo a tutte le persone che hanno più di 75 anni, è un articolo di Federico Mereta sul Secolo XIX.

Mereta racconta le risposte date dagli esperti presenti all’Auditorium del teatro Carlo Felice di Genova in occasione dell’incontro aperto alla cittadinanza “Fuoco di sant’Antonio: un dolore che si può evitare”, realizzato nell’ambito dell’iniziativa “In corpore sano” con il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur Msd.

Gianluigi Mancardi, Direttore del Dipartimento di Neuroscienza dell’Università di Genova, ha spiegato al convegno:

“Il virus Herpes Zoster, lo stesso che provoca la varicella, normalmente sta nelle radici dorsali sensitive. Quando per determinate situazioni (in primo luogo l’età avanzata che rappresenta un fattore di rischio, ma soprattutto terapie che riducono l’attività del sistema immunitario) esce da questi può dar luogo a dolori violenti che si presentano nel territorio di distribuzione del nervo interessato. A volte la riaccensione del virus può interessare anche il volto, provocando una paralisi del nervo facciale, o addirittura può determinare una mielite, cioè un’infiammazione del midollo spinale. Oggi abbiamo armi per trattare queste riaccensioni, prime tra tutte i farmaci antivirali specifici, e possiamo contrastare anche il dolore con terapie analgesiche mirate”.

Del resto il fuoco di Sant’Antonio non è esclusivamente un problema legato alla terza età. Se è vero che sopra i 60 anni l’incidenza è dieci volte superiore rispetto ai bambini, non vanno sottovalutate specifiche situazioni di rischio: chi ha assunto a lungo farmaci che agiscono sul sistema immunitario, come i derivati del cortisone, è a rischio più elevato, come chi sta lottando con un tumore o chi è sieropositivo per il virus dell’Hiv/Aids.

In questi casi, spiega Mereta sul Secolo XIX,

“la vaccinazione rappresenta un’opportunità preventiva, come spiegheranno gli esperti. “Mediamente un medico di medicina generale con circa 1.000 assistiti veda ogni anno circa 6-7 casi di infezione – precisaGiancarlo Icardi, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova. Un terzo di questi pazienti di oltre 60 anni presentano una “nevralgia” molto dolorosa che può durare fino ad un anno dall’episodio acuto di fuoco di Sant’Antonio. Gli studi clinici dimostrano che l’efficacia sul campo è di circa il 60 per cento, che sale a oltre il 65 per cento se si tratta di prevenire le nevralgie legate alla riaccensione del virus. Per questo la Regione ha deciso di offrire attivamente e gratuitamente la vaccinazione ai 65enni”.