FRAS: un’apparecchiatura “spaziale” nella battaglia contro lo stress ossidativo

Pubblicato il 17 gennaio 2014 20.53 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2014 20.53

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D i Francesca Mazzeo

Sono passati più di cinquant’anni da quando, nel 1956, Denham Harman ha proposto
la teoria dei radicali liberi, sostanze nocive che si possono accumulare diventando
assai dannose per quasi tutti i costituenti dell’organismo. I radicali liberi sono
molecole costituite da un raggruppamenti di atomi instabili, in quanto manca loro un
elettrone in una delle orbite esterne. Per questo motivo essi tendono a ritornare in
equilibrio prendendo l’elettrone mancante da qualsiasi molecola con la quale vengono
a contatto; dopo tale contatto tale molecola diventa “ossidata” diventando a sua volta
un radicale libero. Fortunatamente l’organismo ha dei mezzi per bloccare questa
riproduzione a catena, purtroppo, però, i radicali liberi in circolazione sono assai
distruttivi per alcune sostanze vitali dell’organismo, e generano dei danni che causano
numerose malattie. Per capire il fenomeno detto ossidazione si immagini cosa
succede ad un pezzo di ferro non verniciato che resta esposto nell’aria. Assai presto i
suoi atomi interagiranno con l’ossigeno nell’aria e, nel tempo, arrugginirà fino a
disintegrarsi. Se, invece, tale ferro fosse protetto da una buona vernice, potrebbe
mantenersi nel tempo. Questo dimostra l’importanza di una valida protezione nei
confronti dell’azione dell’ossigeno nei radicali liberi. Tra i prodotti che tendono ad
ossidarsi facilmente, troviamo i grassi essenziali (EFA, Essential Fatty Acid), infatti il
pesce sui banchi del supermercato va a male nel giro di pochi giorni poiché l’olio
presente nel suo tessuto assorbe l’ossigeno presente nell’aria in quantità elevata. I
radicali liberi sono pericolosi perché hanno un azione distruttiva nei confronti delle
cellule e dei grassi che ne formano le membrane (liperossidazione). Sono anche
dannosi nei confronti di alcuni costituenti cellulari come gli zuccheri e i fosfati, gli
enzimi e le proteine contenute nel nucleo. Posso persino arrivare a deteriorarne il
DNA (acido desossiribonucleico) alterandone le informazioni genetiche. Tra i
problemi causati dai radicali liberi troviamo: invecchiamento in generale, le rughe
della pelle, fenomeni infiammatori, artrite, asma, bronchiti croniche, artrosi, cataratte,
malattie del fegato (epatiti), nefriti insonnia colpi di sole, perdita di capelli.
Attualmente alcuni autori ritengono che i radicali liberi possano anche causare alcune
patologie degenerative come: cancro, malattie dell’apparato cardiovascolare, diabete,
sclerosi multipla, artrite reumatoide, enfisema polmonare, cataratta, morbo di
Parkinson e Alzheimer, dermatiti etc. In Italia infatti l’aspettativa di vita è di circa 75
anni. Se una persona riuscisse a mantenesse un livello contenuto di radicali liberi,
allora potrebbe aspettarsi di arrivare a 120 anni. Da questo si può capire quanto sia
importante conoscere e combattere questi nemici del nostro organismo. Nelle
condizioni normali, il nostro corpo è in grado di neutralizzare i radicali liberi con un
complesso sistema di difesa, costituito da un insieme di sostanze antiossidanti, tra cui
troviamo: enzimi, vitamine, sostanze naturali similvitaminiche (es. bioflavonoidi) ed
alcuni oligoelementi (es. selenio). Tra le sostanze non enzimatiche ricordiamo la
Vitamina E, la Vitamina C, i carotenoidi, i polifenoli, le antocianine, ecc. Tutti questi
elementi sono in grado, attraverso vari meccanismi, di ostacolare l’azione ossidante
dei radicali liberi.Ma come valutare la presenza di radicali liberi nel sangue? Fino a
poco tempo fa esisteva solo l’ESR (Electron Spin Resonance), molto costoso e perciò
utilizzato solo in alcuni Centri di ricerca. Recentemente è nato un nuovo metodo,
detto FRAS (Free Radical Analitycal System) disponibile in molti centri ed
ambulatori medici,con cui, in poco tempo e con costo contenuto, è possibile misurare
il livello dei radicali liberi nel sangue. Il FRAS è un’apparecchiatura costituita da un
fotometro, da una mini-centrifuga e da un reagente che si chiama d-ROMs test. Come
avviene il test con il FRAS Test?Siccome i radicali liberi presenti nel sangue ossidano
i grassi, se ne deduce che più grassi sono ossidati e più radicali liberi vi sono.
Pertanto, se mettiamo una goccia di sangue a contatto con il reagente, essa assumerà
una colorazione tanto più intensa quanto più grassi ossidati vi sono (in altre parole
quanti più radicali liberi vi sono). Se poi valutiamo la colorazione con il fotometro,
otterremo il valore dello stress ossidativo che si misura in unità Carr. Una unità Carr
corrisponde ad una concentrazione di perossido di idrogeno di 0,08 mg%.. Il valore
dello stress ossidativo ottenuto viene così considerato: 250 U.Carr, stress normale,
250 a 300 U.Carr, stress lieve da da non superare, oltre le 300 U.Carr: stress forte,
oltre 400 U.Carr: stress fortissimo. L’unico modo per combattere l’effetto dannoso dei
radicali liberi è quello di assumere con gli alimenti una giusta quantità di acidi
essenziali e di prodotti antiossidanti che sono presenti in natura soprattutto nella
frutta e negli ortaggi, due alimenti che contengono flavonoidi. È quindi utile
consumare almeno 5-6 etti di frutta e verdura fresche e di stagione (due etti di frutta e
tre di verdura al giorno). Quando i radicali liberi raggiungono dei livelli pericolosi, è
consigliabile ricorrere ad un valido prodotto antiossidante. Uno dei più efficaci è l’
OPC (Oligomere ProCyanidine), un prodotto vegetale estratto dalla corteccia del Pino
Marittimo e dalla Vitis Vitifera con procedimento brevettato. Chimicamente rientra
nella categoria dei flavonoidi.In conclusione combattere lo stress ossidativo è
possibile, basta donare una goccia del prioprio sangue e quest’apparecchiatura
“spaziale” analizzerà il nostro organismo per permetterci di difenderci e vivere di piu’
e soprattutto meglio.

Francesca Mazzeo è chirurgo plastico a Parma