Chirurgia estetica: cambiare, non cambiare, quando cambiare?

Pubblicato il 12 marzo 2013 16.40 | Ultimo aggiornamento: 12 marzo 2013 16.40

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chirurgia esteticadi Francesca Mazzeo

 

All’interno dello studio di un chirurgo estetico, il medico, che si trova di fronte ad un paziente, riflette. “Dobbiamo sempre provare a cambiare, a rinnovarci, a cercare di ringiovanire altrimenti diventiamo solo più “duri” così scriveva Goethe, che credeva nella teoria della versatilità della natura in quanto produttrice di forme sempre nuove ed irripetibili. Ma mi domando nella vita di ogni giorno, è giusto cambiare da come si è? E soprattutto chi decide che qualcun altro debba cambiare?

Qui, nello studio, si parla di cambiamento fisico. Spesso è proprio il paziente stesso che sa già in cosa vuole cambiare, altre volte invece non è soddisfatto del proprio aspetto in generale e domanda “in cosa dovrei migliorare?” oppure altre volte ancora (le peggiori direi) è stato consigliato da un’altra persona.

La parola aesthetica ha origine dal greco aisthesis che significa “sensazione” ed è soprattutto seguendo le proprie sensazioni che le persone decidono di sottoporsi ad un intervento migliorativo. E una volta fatto?

La soddisfazione dei risultati raggiunti dipende non solo da una buona riuscita dell’intervento ma soprattutto dalla capacità di ciascuno di prefigurarsi realisticamente l’intervento stesso. Questo significa innanzitutto informarsi e documentarsi su tutti gli aspetti tecnici ad esso legati, ma vuol dire ancor più valutare e analizzare le proprie motivazioni all’ intervento auspicato.

Talvolta si può rimanere delusi o insoddisfatti anche a fronte di una perfetta riuscita, oppure si può ritenere di avere necessità di ulteriori “ritocchi” chirurgici in un climax ascendente che può mutarsi in una reale dipendenza. Perciò in alcuni casi l’intervento chirurgico anziché promuovere e veicolare il benessere soggettivo da’ vita a conflitti interiori e alimenta insicurezza e vulnerabilità.

In altri casi l’intervento è pienamente soddisfacente e la persona può beneficiare anche dei vantaggi secondari che vengono da un’accresciuta autostima.

Queste differenze importanti sono legate ad un processo più o meno consapevole, che muove dalla percezione di un disagio e sfocia nella soggettiva rappresentazione della sua soluzione. Stiamo parlando della dinamica motivazionale che spinge alla richiesta di un intervento chirurgico.

In altre parole è necessario considerare che dietro la richiesta apparentemente superficiale di migliorare il proprio aspetto esteriore si mobilitano dei livelli ben più profondi della persona, che hanno a che fare con le tematiche di accettazione, autostima, benessere che vanno considerate e valutate adeguatamente per non idealizzare l’intervento estetico, investendolo di una valenza “magica “,risolutiva di problematiche di altra natura.La persona è disposta a “farsi fare male”, a sottoporsi ad una prova di coraggio poiché autoinflitta, ma cosa si aspetta realmente in cambio? A volte il nuovo aspetto è vissuto come una rinascita ma presto ci si accorge che i problemi che c’erano prima,,,sono ancora li’ dove sono stati lasciati e che l’intervento non li ha risolti. Da qui la sensazione di sconfitta e la ricomparsa del conflitto interiore.

Per poter valutare la propria motivazione all’intervento e monitorare l’adeguatezza della scelta alle proprie reali esigenze, può essere utile farsi delle domande: come è nata l’idea dell’intervento?Da quanto tempo si ha questo disagio estetico? Quali informazioni si hanno e come ci si è documentati sull’ intervento? Perché lo si vuol affrontare in questo particolare momento della propria vita?

Quali aspettative e quali fantasie si hanno rispetto ai risultati? Quali cambiamenti ci si attende nella propria vita a seguito dell’intervento? Quali sentimenti animano la scelta?Ci sono stati altri “cambiamenti” nella nostra vita di recente? Ciò considerato, perseguire una propria immagine interiorizzata di bellezza differente da quella percepita dagli altri e coronare il sogno di un cambiamento corporeo, è un’aspirazione legittima per ciascun individuo e può essere l’occasione per “ascoltarsi” di più, amare se stessi e lasciare posto ai propri desideri e alle proprie esigenze.

La nuova immagine così ottenuta viene trasmessa all’esterno sotto forma di un innalzamento dell’autostima. Un miglioramento della condizione esteriore libera la persona dalla preoccupazione ossessiva per la propria immagine, consentendole di esplorare e di coltivare con maggiore serenità il proprio universo interiore ed il mondo esterno. L’importante è non fare mai come il personaggio immaginario di Goethe ,Faust,ossia lasciarsi travolgere dallo “streben”, il desiderio di andare sempre oltre i risultati, ma accontentarsi di quelli ottenuti senza esagerare nella ricerca della perfezione o dell’eterna giovinezza. L’uomo non si eleva con i suoi sensi ma con un volo dell’anima.

Francesca Mazzeo è chirurgo plastico a Parma