Cancro al seno, rischio osteoporosi con la terapia ormonale

Pubblicato il 12 marzo 2016 07.00 | Ultimo aggiornamento: 11 marzo 2016 18.37

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M ILANO – Tumore al seno, attenzione all‘osteoporosi: la terapia ormonale che aiuta il trattamento del cancro, infatti, aumenta il rischio di fragilità ossea e di conseguenti fratture.

L’allerta è stato lanciato in occasione della Giornata internazionale della donna. In base ad uno studio pubblicato dall’Osservatorio sulla salute della donna (Onda) fra le donne operate di tumore al seno, nove su 10 sono consapevoli del legame fra la terapia ormonale adiuvante cui devono sottoporsi e l’osteoporosi, ma ben il 43% di esse non viene trattato con terapie adeguate per la fragilità ossea.

 

La stessa AIFA (Agenzia del farmaco italiana) ha riconosciuto che il rischio di frattura in questi casi è talmente alto da giustificare la rimborsabilità dei farmaci per la fragilità ossea sin dall’inizio della terapia antitumorale senza la necessità di esami specifici.

Nonostante questo, non solo il 43% non inizia un trattamento di prevenzione, ma secondo i dati Onda la percentuale sale fino al 76% tra le donne più giovani che, invece, necessiterebbero di più attenzione proprio per l’impatto potenzialmente maggiore delle fratture in termini sociali e di salute.

Come ha sottolineato Francesca Merzagora, presidente di Onda,

“Abbiamo constatato che le donne italiane sono informate sulle conseguenze che la terapia adiuvante ormonale può provocare sulle loro ossa soprattutto grazie al ruolo proattivo dell’oncologo. È interessante sottolineare però che, mentre la maggior parte del campione over 50 assume farmaci per la salute delle ossa, tra le più giovani, 4 donne su 5 non hanno mai assunto una terapia specifica. Tra le donne che non hanno ricevuto diagnosi di osteoporosi, 3 su 5 non assumono alcuna terapia per prevenirla. Inoltre, ben il 60% delle donne intervistate, di età inferiore ai 50 anni, dichiara di non aver mai effettuato esami per controllare la salute delle ossa (MOC/ultrasonografia) dopo l’inizio della terapia ormonale. E proprio da questi dati emerge che le direttive indicate nelle recenti Linee Guida non vengono ancora applicate”.