Batteri, l’allarme: nel 2050 uccideranno più dei tumori

Pubblicato il 12 maggio 2016 18.30 | Ultimo aggiornamento: 12 maggio 2016 17.33

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Batteri, l'allarme: nel 2050 uccideranno più dei tumori

R OMA – Abuso di antibiotici e misure igieniche non rispettate negli ospedali: e così nel 2050, dicono le previsioni, i batteri uccideranno più dei tumori. Colpa, appunto, dell’abuso di antibiotici, che ha indebolito i nostri organismi e fortificato i batteri.

In Europa, oltre 4 milioni di persone l’anno vengono colpite da infezioni batteriche ospedaliere, con 25.000 morti stimate per infezioni provenienti da germi resistenti. In Italia ogni anno dal 7% al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti causando circa 4.500-7.000 decessi.

Andando avanti di questo passo nel mondo, nel 2050, le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti l’anno, superando ampiamente i decessi per tumore (8,2 milioni l’anno), diabete (1,5 milioni l’anno) o incidenti stradali (1,2 milioni l’anno).

Negli Stati Uniti dove il governo Obama ha esteso l’utilizzo dei fondi destinati al bioterrorismo allo sviluppo di antibiotici attivi contro i microrganismi con elevata resistenza, allocando per il solo 2016 circa 1,2 miliardi di dollari. Anche l’Italia si sta muovendo: il rilancio della copertura vaccinale in calo e l’adozione di rigorosi protocolli di igiene negli Ospedali, saranno parte integrante del Piano Nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza coordinato dal Ministero della Salute ed ispirato al piano di azione globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Italia è il Paese europeo con le percentuali di resistenza più elevate che, in alcuni casi, arrivano fino al 50%. Circa la metà dei farmaci utilizzati contro i batteri risulta inefficace, e tra questi alcuni tra gli antibiotici più diffusi. Uno dei più temibili “superbugs” è la klebsiella pneumoniae che causa polmoniti, infezioni del torrente circolatorio e del tratto urinario. La percentuale di ceppi invasivi resistenti alle cefalosporine di terza generazione in Italia è del 55,1%.