Maria Elena Boschi su 8 marzo: “Piena parità è ancora…”

Pubblicato il 8 marzo 2016 13.51 | Ultimo aggiornamento: 8 marzo 2016 13.51

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Maria Elena Boschi su 8 marzo: "Piena parità è ancora..."

M aria Elena Boschi su 8 marzo. “Sappiamo che la strada per la piena parità tra uomini e donne è ancora lunga ma per fortuna sappiamo anche che siamo in marcia”. Lo afferma il ministro per le Riforme alla cerimonia per la festa della donna al Quirinale. Poi ancora: “Questa grande conquista del voto alle donne si raggiunse però anche in un clima di diffidenza che ci ricorda quello che con il quale a volte vengono accolte le riforme istituzionali ancora oggi. Un importante quotidiano nazionale dell’epoca titolava in modo un po’ sarcastico sottolineando che in un momento in cui non c’era il pane, ci si occupava del voto alle donne”. Sull’8 marzo hanno parlato anche altri politici.

“In occasione dell’8 marzo – ha detto il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine della cerimonia al Quirinale per la celebrazione della Giornata internazionale della donna – ho voluto con me alla cerimonia al Quirinale quattro militari donne rappresentati delle forze armate”. “Il grado per l’aiutante di campo di bandiera che normalmente accompagna il ministro – ha spiegato il ministro – è quello di colonnello ed essendo le donne entrate nelle forze armate solo nel 2001 nessuna ha ancora raggiunto questo grado. Sono tutte e quattro molto brave con esperienze importanti. Sono state scelte dalle forze armate per accompagnarmi e mi ha fatto molto piacere averle. Il loro esempio può servire a tante ragazze che hanno il desiderio di servire il proprio Paese magari entrando nelle forze armate ma che sono titubanti perché è considerata una professione meno femminile”.

In occasione della Festa della Donna, il sito Almalaurea, Consorzio Interuniversitario per favorire e monitorare l’inserimento dei laureati nel mondo del lavoro, ha reso noto che le italiane raggiungono risultati più brillanti negli studio rispetto ai maschi, ma sul mercato del lavoro trovano meno lavoro e hanno stipendi più bassi. A cinque anni dalla laurea, tra chi lavora a tempo pieno emerge che il differenziale è pari al 21% a favore dei maschi: 1.597 euro contro 1.316 euro delle colleghe. Lo spiegano le indagini di AlmaDiploma e AlmaLaurea. Il Rapporto 2015 sui diplomati spiega che il 36% delle ragazze contro il 29% dei ragazzi ottiene 9 (su 10) o più. Il 91% delle femmine non fa ripetenze contro l’85% dei maschi. Il voto medio di diploma è rispettivamente 78,4 su cento per le ragazze contro 75,2 dei ragazzi. Tra i laureati 2014, è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (60%); le donne che si laureano in corso sono di più: il 47% contro il 42% degli uomini. Il voto medio di laurea è 103,1 su 110 per le prime, 100,8 per i secondi. Sebbene le laureate provengano in misura maggiore da contesti famigliari meno favoriti: il 25% delle donne ha almeno un genitore laureato contro il 32% dei maschi. Il Rapporto mostra però che tra i laureati magistrali, a cinque anni dalla laurea, le differenze di genere si attestano su 7 punti percentuali: lavorano 83 donne e 90 uomini su cento. A un lustro dal titolo il lavoro stabile diventa una prerogativa molto maschile: può contare su un posto sicuro, infatti, il 77% degli occupati e il 64% delle occupate. Le differenze di genere si confermano anche dal punto di vista retributivo. Con appunto i colleghi che guadagnano in media 1.597 euro contro 1.316 euro delle colleghe.