Pietro Maso in posa a petto nudo su Chi

Pubblicato il 21 gennaio 2016 18.55 | Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2016 18.55

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R OMA – Pietro Maso in posa a petto nudo su Chi. Ha scontato 22 anni di carcere per l’assassinio brutale dei genitori. Ora Pietro Maso sfoggia i muscoli su Chi, petto nudo e rosario al collo in bella vista. E’ la trasformazione dell’uomo, 44 anni, che negli anni 90 era sulle pagine dei giornali per l’efferato omicidio della madre e del padre. Per motivi di soldi, si sapeva. Oggi lui racconta la sua vita: il vero motivo dell’assassinio e quella telefonata di papa Francesco.

“Mi chiamo Pietro Maso, a luglio compio 45 anni e sono stato in carcere 22 anni per aver ucciso i miei genitori il 17 aprile 1991. Io ero il Male. Eppure Papa Francesco ha avuto compassione di me. Gli ho scritto una lettera che gli è stata consegnata dal mio padre spirituale, monsignor Guido Todeschini. E dopo pochi giorni il Papa mi ha telefonato. Lui e don Guido sono persone sante”. Così inizia la lunga intervista-memoriale rilasciata da Pietro Maso in esclusiva al settimanale «Chi». Sulla telefonata ricevuta da Papa Francesco, Maso racconta: “Erano le dieci del mattino e suona il telefono. Ero con Stefania, la mia compagna, rispondo e sento: “Sono Francesco, Papa Francesco”. Preso dall’emozione dico ad alta voce: “Santità”. Era il 2013. Gli avevo scritto una lettera: “Chiedo scusa per quello che ho fatto, chiedo preghiere per i miei colleghi di lavoro che mi hanno accettato nonostante quello che ho fatto, chiedo una preghiera per chi opera per la pace”. Don Guido Todeschini, il mio padre spirituale, ha consegnato la lettera al Papa e qualche giorno dopo il Pontefice mi ha chiamato”.

A Chi Maso parla del vero motivo per cui avrebbe ucciso i genitori insieme a degli amici. Non per soldi:

“Adesso che ho scontato la mia pena lo posso dire: io non ho ucciso i genitori per soldi, perché i soldi li avrei avuti lo stesso. Dissi che il motivo erano i soldi perché nel momento in cui abbiamo commesso l’omicidio un mio amico si era fatto fare un prestito ed eravamo sotto con i soldi. Ma ho tentato altre volte di uccidere i miei genitori, tentativi andati a vuoto di persone matte ma non ho mai pensato di uccidere per i soldi. Io sono stato tanto malato da piccolo e i miei mi dicevano: «Non andare a lavorare perché sei malato». «Non uscire perché sei malato». «Pensiamo a tutto noi». È come essere gay e i tuoi non lo sanno. Ti vedono diverso, hai 13, 14 anni e stai male e non capisci perché. Non ne puoi parlare liberamente, perché i tuoi non vogliono. Allora stai in casa e soffri. Ecco forse questo disagio potrebbe essere la risposta a ciò che ho fatto”.