Sushi fa bene: dieta giapponese allunga la vita

Pubblicato il 24 marzo 2016 14.55 | Ultimo aggiornamento: 24 marzo 2016 14.56

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Il sushi fa bene: la dieta giapponese allunga la vita. Amanti del sushi potete gioire! Dal Paese del Sol Levante arrivano buone notizie. Uno studio condotto in Giappone, guidato dal National Centre for Global Health and Medicine di Tokyo e pubblicato su Bmj, ha infatti riscontrato che un’aderenza alle linee guida giapponesi in fatto di alimentazione, che prevedono un consumo equilibrato di cereali, ortaggi, frutta, pesce e perché no anche carne, porta a un minore rischio di morte prematura per tutte le cause, incluse le malattie cardiovascolari.

Esaminando con dei questionari i dati su alimentazione e stile di vita di 36.624 uomini e 42.920 donne di età compresa tra 45 e 75 anni che non avevano precedenti per cancro, malattie cardiache o del fegato, i ricercatori hanno appurato infatti che chi aderiva maggiormente a quanto previsto da una sorta di ‘guida’al cibo giapponese che il governo ha sviluppato nel 2005 per illustrare pienamente l’equilibrio e la quantità di cibo nella dieta quotidiana del paese, avevano un tasso di mortalità totale del 15% più basso in 15 anni, che per lo più derivava da una riduzione delle morti per malattie cerebrovascolari. SIA CHIARO: la qualità del cibo è fondamentale e questo vale anche per il sushi.

Ma attenzione, ricordiamo anche l’importanza della nostra dieta mediterranea. Come spiega la Coldiretti ecco quali sono i principi fondamentali:

“Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari ha consentito agli italiani fino ad ora di conquistare il record nella longevità: nell’Unione Europea l’Italia si colloca al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2 anni. Un primato che è messo a rischio dal cambiamento delle abitudini alimentari come dimostra la presenza di 27 milioni di italiani obesi (quasi sei milioni) o in sovrappeso (21 milioni), poco meno del 60% del totale”.