Florence Nightingale, Masolino D’Amico racconta la donna che “inventò” le crocerossine

Pubblicato il 3 agosto 2015 12.29 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2015 12.30

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di Daniela Lauria
 

L ONDRA – A metà dell’Ottocento una misteriosa “signora con la lanterna” si aggirava di notte per le corsie dell’ospedale militare di Scutari (oggi quartiere di Istanbul) e accudiva i feriti in battaglia durante la guerra di Crimea. Si chiamava Florence, come la città che le diede i natali (Firenze) e di cognome Nightingale, che in inglese vuol dire usignolo. Ma a dispetto del nome soave aveva un carattere di ferro e dispotico, grazie al quale portò avanti le sue battaglie contro le convenzioni dell’epoca, riuscendo a guadagnarsi un posto d’onore nella Storia. Florence Nightingale è infatti considerata la pioniera dell’assistenza infermieristica moderna: è la madre delle crocerossine.

Sulla vita di questa donna straordinaria sono stati girati svariati film, dipinti quadri, erette statue e scritti libri, persino un poema di Longfellow. Le sono stati intitolati ospedali e scuole. E a lei è dedicato l’ultimo romanzo di Masolino D’Amico, noto anglista, giornalista e traduttore che da alcuni anni si diletta a raccontare i grandi personaggi della cultura anglosassone in forma di romanzo breve. Ha cominciato nel 2013 con Il giardiniere inglese, dedicato a Lancelot Brown, inventore dei giardini “all’inglese”. Poi l’anno seguente è toccato a Thomas Cook, fondatore della prima agenzia di viaggi che Masolino rievoca ne Il viaggiatore inglese. Ed eccolo di nuovo alle prese con un nome ben più noto dei precedenti in L’infermiera inglese (Skira 2015, pp. 96, euro 13), dedicato alla leggendaria “dama con la lampada”. Sebbene spogliata della sua aura mitica e descritta come una donna più tiranna che santa.

Anche in questo, come nei precedenti romanzi di Masolino, a fare da esile cornice alle gesta della protagonista sono i viaggi di DeWitt Henry III, giovanottone americano in cerca di idee per la sceneggiatura di una nuova serie tv in costume. Questa volta ad offrirgli lo spunto è la fidanzata Saffron, costretta in un letto d’ospedale in Svizzera per una lussazione alla caviglia che ha compromesso la loro vacanza sciistica prenatalizia. Saffron è una secchiona che ha letto quasi tutto su Florence Nightingale, e oltretutto è figlia del probabile produttore. Il ragazzo ascolta col registratore acceso, rimpiangendo di non essere sugli sci.

Florence Nightingale apparteneva a una famiglia dell’alta borghesia inglese. Il 21 ottobre 1854, contro il volere dei suoi genitori, partì alla volta della Turchia con 38 infermiere volontarie da lei stessa addestrate. All’epoca quella delle infermiere era una professione poco stimata: considerate alla stregua di vivandiere, o peggio prostitute, dell’esercito. Non era dunque una missione adatta ad una nobildonna, ma Florence era una “tipa tosta” e decise comunque di perseguire la sua vocazione filantropica.

All’ospedale militare allestito nella caserma Selimiye di Scutari, Florence e le sue infermiere scoprirono che i soldati feriti erano mal curati nell’indifferenza delle autorità: il personale medico era sovraccarico, le medicine erano scarse, l’igiene trascurata, le infezioni di massa comuni e spesso fatali, la cucina non attrezzata. Nonostante qualche resistenza da parte dei medici, le infermiere pulirono a fondo l’ospedale e gli strumenti e riorganizzarono l’assistenza. Non senza difficoltà, naturalmente, perché nonostante i preziosi estimatori del suo lavoro, su tutti la regina Victoria, per tutta la vita l’infermiera inglese dovette scontrarsi con le alte gerarchie militari, che mal sopportavano che una donna, per giunta giovane, istruita e di ottima famiglia, mettesse bocca nelle loro faccende.

Accolta in patria come un’eroina e venerata come un angelo per la sua generosa assistenza ai malati, la Nightingale diventò anche una delle massime autorità in tema di edilizia sanitaria civile. Esausta e malata di brucellosi, trascorse i successivi anni in semi-isolamento dedicandosi alla stesura di rapporti di migliaia di pagine sullo stato degli ospedali da campo, raccogliendo statistiche sulla mortalità dei soldati, elaborando migliorie e suggerendo quali procedure adottare. Decine di ospedali furono costruiti sotto la sua consulenza, da Edinburgo a Leeds, da Swansea al londinese Charing Chross. Persino il re del Portogallo la interpellò in merito a una struttura per bambini a Lisbona. Le sue riforme rimasero in vigore nell’esercito britannico fino alla seconda Guerra mondiale.

Prima ancora che alle donne fosse concesso il diritto di voto, la benestante Florence riuscì a convertire alla missione dell’assistenza ai malati schiere di ragazze di buona famiglia, formate nelle scuole che da lei presero il nome. Con ritmo spigliato e ironico, Masolino D’Amico ci conduce alla scoperta di questa proto-femminista, capace di farsi valere in un mondo tutto maschile, rivoluzionando con il suo acume e la sua forza di volontà uno dei settori chiave per il welfare moderno.