The. Ultimate. Spring. Rolls. - Ladyblitz

The. Ultimate. Spring. Rolls.

Pubblicato il 8 marzo 2011 11.32 | Ultimo aggiornamento: 10 novembre 2011 18.12

 

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Ve lo devo proprio ddi’. Qua non ce n’è per nessuno. E anche: quando saprete da dove tengo la ricetta vi cascheranno le braccia :-)
Intanto, vai a sapere perché, nonostante gli involtini primavera non abbiano praticamente nulla a che spartire con la primavera (mo’, stessimo parlando della vignarola, capirei, ma gli involtini primavera?!! :-) fatto sta che a esattamente un anno di distanza, son due volte che ci ricasco e che i miei involtini coincidono quasi con l’arrivo della nuova stagione (era ora, non so voi ma io inizio a essere stufa di mangiare cavoli e legumi :-)). E fin qui la parentesi sulle stagioni che non ci sono più e che tanto non c’entrava nulla. Allora, ’sti involtini?

Ecco, caso vuole che l’utimo lavoro prima della maternità fosse quello di fare una quarantina di foto per un libro di cucina di cui non sono l’autrice. L’autrice è Anna Moroni, signora che sicuramente conoscete almeno di nome, il libro uscirà da Rizzoli fra un paio di mesi scarsi e mi fa molto piacere menzionarlo proprio oggi-festa-della-donna poiché praticamente tutta quanta la squadra che ci ha lavorato è, beh, femminile! (anzi, ne approfitto per fare ciaociao con la manina a: Anna, Daniela, Paola, Sonia, Chiara e Rossella, eccofatto :-). In ogni caso, e ve lo dovevo proprio raccontare, ciò che mi ha veramente colpito nel frequentare Anna è che, contrariamente a ciò che spesso capita con i personaggi culino-televisivi – e non la voglio troppo fare tutta una sviolinata però quando ci vvuo’ ci vuo’ – Anna veramente cucina come respira, e tant’è che ha sempre qualcosa in forno, per le mani, in padella, e tant’è che se sbarchi a casa sua trova sempre il modo di farti assaggiare questo e quell’altro, di organizzarti un pranzetto stupendo in pochi minuti, raccontandoti di gusti e sapori scoperti da poco e lasciandoti en passant le ricette delle ultime tre cose che ha provate e che le sono piaciute e mandando nel mentre dolcetti ai nipotini e ai conoscenti dei conoscenti. E, veramente, una cosa im-pres-sio-nan-te :-) (e io ce la metterei anche qui e ora la firma per avere anche solo la metà della sua energia e del suo entusiasma alla sua età, ecco :-) Insomma, ne parlavamo proprio qui pochi giorni fa, n’est-ce-pas, la cucina è o dovrebbe essere fatta di generosità e da questo punto di vista Anna è semplicemente di una coerenza esemplare. (Si, è una dichiarazione di amore, che volete? :-) Bene, benissimo, ma cosa c’entrano gli involtini primavera? Beh ecco, sono un cibo joker che Anna prepara in grandi quantità e congela, mi è capitato di pranzarci un paio di volte ed erano cosi semplicemente bbuooooni che non potevo non volerli rifare a casa. Quindi, oggi, involtini primavera di Anna (giusto un pelino rivisitati) in pochi passi facili facili… :-)

1. Andate da Castroni. A meno ovviamente che non abbiato voglia di cimentarvi nella confezione della pasta per involtini primavera (numero 57821 della mia to-do list, subito dopo ‘imparare a tirare la pasta fillo a mano da una novantenne greca sull’isola di Hydra’ e poco prima di ‘andare a Goa per vedere in loco come si costruisce un forno tandoori’), il giro da Castroni (e Castroni per antonomasia è quello di Cola di Rienzo – li possino :-) è rigorosamente d’obbligo (okay, in alternativa, in principio dovrebbero andar bene anche gli alimentari asiatici :-). Tornando a Castroni: puntate al piccolo congelatore ficcato in un anfratto dietro allo scaffale nipponico, pescate li dentro una confezione quadrata di sfogliette per spring rolls made in singapoor poi avviatevi verso la cassa, sorridendo en passant alle confezioncine di furikake. Cercate comunque nel mentre di non far finire mezzo negozio nel vostro cestino (si, lo so com’è… fra l’altro la marmellata svedese di lamponi e rabarbaro a 6 euro 50 presa l’altro giorno in un momento di raptus non è affatto male… :-). A sto punto metà del lavoro è fatto. Sissidavvero :-)

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2. Preparate il ripieno e farcite gli involtini. Avete presente quelle vecchie televendite per improbabili marchi di coltelli asiatici? Ecco, preparatevi mezzo cavolo verza (quello di colore chiaro, non la verza arricciata), 4-5 carote, un porro, due piccoli scalogni e uno spicchio d’aglio. Mo’ sbucciate ciò che va sbucciato e infine scatenate il piccolo samurai che c’è in voi, sminuzzando tutto quanto a bastoncini supersottili (gli cheffffs questo taglio lo chiamano julienne anzi gli esseri umani in genere sembrano sempre molto orgogliosi di possedere questo vocabolo nel loro lessico personale, non ho mica mai capito perché). In alternativa ci sarebbe il foodprocessor, capace di fare meglio e più velocemente, però, francamente, se non ora quando lo mettrete più quel bandana nero da pirata, e poi del resto avevate giusto voglia e bisogno di sfogarvi un po’, no?? Dopodiché: scaldare un cucchiaio di olio di riso in un wok (si, lui, il padellone semisferico che vi hanno regalato al matrimonio e di cui non sapete mai veramente cosa farvene), aggiungete tutte le verdure e fate cuocere a fiamma alta, mescolando, per 5-8 minuti. Condire con salsa di soia e peperoncino in polvere e lasciar raffreddare. Poi arriva the fun part: prendete le sfogliette e farcite ognuna con un cucchiaio di verdure (vale ancora il disegnino dell’anno scorso, preso dalla confezione di sfogliette giapponesi, circa farcitura e chiusura dell’involtino). Impilate il tutto (una confezione sono 50 sfogliette e la dosi di ripieno basta piu o meno per farcirli tutti), coprite con della pelicola se non intendete cuocerli subito. Altrimenti, accendete la cappa e mettete a scaldare l’olio per friggere.

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3. Andate e friggete. Qua non credo ci vogliono sottotitoli, l’olio c’ha da esse’ bello caldo, e i bastoncini usa e getta cinesi sono molto pratici per manipolare gli involtini mentre friggono (tipo che se vedete che tendono ad aprirsi in cottura – non dovrebbero ma passiamo – immergeteli nell’olio tenendoli con le bacchette per qualche secondo, il tempo che si sigillino). Cuocere pochi involtini per volta fino a farli dorare, scolarli su della carta da cucina e blablabla.

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4. Stappate la salsa agrodolce! C’è un motivo per il quale la salsa non figura sulla shopping list di Castroni: è che si può fare in casa :-) Sul serio, non ci avevo mai provato prima anzi, io non sono nemmeno persona da salsina-agrodolce-simile-a-quella-del-ristorante cinese, fosse per me avrei servito questi involtini con la salsa di soia senza neanche pormi la domanda dell’intruglio agrodolce e invece, siccome mi hanno dato la ricetta pure di questa, ci ho provato, e devo ammettere che è divertentissima (oltre che scema da fare, as usual…). Quindi (anche qui, ricetta moroniana leggermente aggiustata à la cavolò) in un pentolino, versare 60g di passata di pomodoro, 200g di acqua, 120g di aceto bianco (ho usato il ‘mio’ aceto di lampone :-), 90g di zucchero e un cucchiaio di amido di mais. Portare a ebollizione e lasciar cuocere per 10-15 minuti finché il liquido non sia ridotto un po’, addensandosi. Lasciar raffreddare completamente e conservare al fresco (meglio farla il giorno prima quindi).

5. Pucciate gli involtini nella salsina e poi ditemi se questi non sono gli involtini migliori mai assaggiati… Grazie Annina!! :-))

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