Usa: padre uccide figlio perché gay, trovata morta anche la moglie

Pubblicato il 4 aprile 2016 15.08 | Ultimo aggiornamento: 4 aprile 2016 15.15

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È stato determinate nelle indagini un video pubblicato alcuni mesi fa su Facebook dalla vittima, nel quale si vede il padre che lo etichetta come «pervertito» e che gli dice che sarebbe dovuto essere castrato. Difficile è non notare come nelle immagini la madre dorma sotto un enorme crocefisso, quasi a mostrare come il fanatismo religioso possa essere stata la causa scatenante di tutto quell'insensato odio verso proprio figlio

L OS ANGELES – Omicidio premeditato spinto da motivi di odio. E’ l’accusa mossa nei confronto di un uomo, Shehada Issa, 69 anni, per aver ucciso il figlio Amir, 29 anni, perché gay. Issa ha sparato al figlio fuori dall’abitazione in cui abitava con la moglie, trovata anche lei morta all’interno della casa. L’uomo si è difeso davanti alla polizia e ha ammesso di aver sparato al figlio, ma solo dopo aver rinvenuto il corpo della moglie morta in casa. Le autorità di Los Angeles stanno indagando sulla morte della donna, e precisano che in passato Issa aveva già minacciato di uccidere il figlio perché omosessuale. “L’omicidio è stato commesso a causa dell’orientamento sessuale della vittima”, afferma la polizia. All’inizio l’uomo aveva accusato il figlio di aver ucciso la madre, spiegando di averlo poi a sua volta ucciso con la sua pistola per legittima difesa perché il ragazzo lo minacciava con un coltello. Una versione dei fatti che evidentemente non ha convinto gli inquirenti. Secondo quanto riportato dal sito Gayburg:

“È stato determinate nelle indagini un video pubblicato alcuni mesi fa su Facebook dalla vittima, nel quale si vede il padre che lo etichetta come «pervertito» e che gli dice che sarebbe dovuto essere castrato. Difficile è non notare come nelle immagini la madre dorma sotto un enorme crocefisso, quasi a mostrare come il fanatismo religioso possa essere stata la causa scatenante di tutto quell’insensato odio verso proprio figlio”.

Gay ancora una volta sotto tiro anche in Italia: i carabinieri di Porto Recanati e Civitanova Marche stanno cercando di identificare due uomini che sabato scorso avrebbero sequestrato e aggredito un gay della zona, portandolo in auto fino alla foce del fiume Potenza, picchiandolo selvaggiamente e minacciandolo di violenza sessuale, prima di abbandonarlo sul posto. L’episodio è stato denunciato dalla vittima ai Cc di Porto Recanati: l’uomo avrebbe anche fornito indicazioni per l’identificazione degli aggressori. I due sarebbero scappati con il telefonino della vittima, alla quale avrebbero invece lasciato il portafogli con il denaro. L’aggressione è avvenuta in pieno giorno.