Fabrizio Corona choc: “A 50 anni non ci arrivo…”

Pubblicato il 17 giugno 2016 13.01 | Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2016 01.51

 
Fabrizio Corona: "Belen Rodriguez mi tradiva. Non è capace a..."

R OMA – “La verità è che non mi pento di nulla”. Fabrizio Corona ha presentato la sua biografia, intitolata “La cattiva strada”. Edita da Mondadori, è incentrata soprattutto sul suo rapporto con il padre Vittorio. Assenti del tutto le vicende giudiziarie, già raccontate nel precedente “Mea culpa”. Il libro, presentato a Milano qualche giorno fa, pensato come un viaggio nel passato, in cui “la cattiva strada parte dalla sua infanzia in Sicilia”.

Classe ’74 e originario di Catania, già nel 2014 era uscito nelle librerie con Mea culpa. Scritto dopo tre mesi di detenzione, parlava della sofferenza di quel periodo. Sono passati due anni da allora, ma il personaggio più discusso del gossip e del piccolo schermo ha scelto di raccontarsi di nuovo, seppur in maniera più riflessiva e al netto di una serenità ritrovata.

“Come mi vedo a 50 anni? Non credo che ci arriverò”: è poi la frase scioccante detta da Corona a Ida Di Grazia del programma tv di RaiUno “Estate in Diretta”. Nell’intervista, alla domanda: ”A vent’ anni dicevi a venticinque sarò ricchissimo guiderò una Porsche sposerò una modella. La domanda è a cinquant’anni come sarai?”, l’ex paparazzo ha risposto: ”Te la dico triste? A cinquant’anni non ci arriverò”. Lo stile di vita è un po’ cambiato, ma è anche cambiato il mondo del gossip: “Vallettopoli ha distrutto tutto. Io non mi pento di niente, quel mondo l’ho creato io. I personaggi li ho creati io. Ho dominato con i miei fotografi e la mia comunicazione la città di Milano”.

IL LIBRO – Fabrizio Corona ha presentato a Milano il suo libro “La cattiva strada” (edito da Mondadori). Una biografia dall’infanzia ad oggi. “In questo libro le due persone più importanti sono mio padre e mio figlio e di mezzo ci sono io”. In conferenza stampa Corona non ha detto nulla delle vicende giudiziarie. Il perché lo spiega senza mezzi termini: “Non sono assolutamente un uomo libero, per fare ogni cosa devo chiedere permessi, ho degli orari e dei rientri e non posso andare all’estero quindi non sono libero”. Dopo due anni e sette mesi di carcere adesso è affidato ai servizi sociali ed è tornato al suo lavoro.