Donne ubriache che collassano per strada: la fine dell’eleganza

Pubblicato il 24 dicembre 2015 09.46 | Ultimo aggiornamento: 24 dicembre 2015 09.46

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di Claudia Montanari
 
Donne ubriache che collassano per strada: la fine dell'eleganza

R OMA – La Gran Bretagna, da sempre considerata regina di civiltà e sviluppo, fa tuttavia i conti con un annoso problema. Immagini e scene di ragazze di tutte le età semi-svenute per terra dopo aver abusato di “shot” a basso prezzo a chiusura di una serata ad alto tasso di alcool, mezze nude (ma togliamo pure il “mezze”), piedi nudi privati dei tacchi altissimi (rigorosamente di plastica), perduti forse qualche metro più in là. Malconce, sciatte, dismesse, a tratti disgustose. È inutile dire “queste cose si vedono anche in Italia” perché chi lo dice, forse, non ha mai frequentato i posti del Galles del sud. L’antitesi dell’eleganza regna sovrana lì, a due passi da quella Duchessa di Cambridge -Kate Middleton- considerata la donna più chic del pianeta.

A lanciare l’allarme è la bacchettona Katie Hopkins sul Daily Mail che, diciamolo, questa volta tutti i torti non ha. In Gran Bretagna, quella che io chiamo drunk-humiliation non ha ceto sociale né età. Di giorno manager, studentesse modello, donne in carriera ma anche commesse, hair stylist (o parrucchiere, che dir si voglia). Di notte (e si sa che lì la notte comincia alle sette di sera) disinibite, senza veli, imbottite di alcool e fumi. Le vedi fumare per strada, al riparo dall’asfissiante caldo dei pub inglesi cercando di portare la temperatura corporea a livelli normali con canottierine e gonnelle risicatissime, da far venire la polmonite a qualsiasi turista infagottato solo a guardarle. La mattina dopo, come nulla fosse. Strategici copri-occhiaie, tanta cipria, un po’ di fard per dare colorito al volto, di nuovo tacchi altissimi (questa volta di pelle, che a lavoro meglio darsi un tono) et-voilà, manager come 18 ore fa. Cosa è successo la sera prima rimane lì, nel passato, non tutte ricordano benissimo, o fingono e ci provano. Fino a 12 ore più tardi quando il tam-tam ricomincia.

Che episodi di drunk-humiliation avvengano anche nel nostro paese non può essere negato, tuttavia il nostro approccio all’alcool è per cultura diverso e, tra l’altro, siamo un paese che difficilmente resiste in canottierina alle rigide temperature. È forse per questo che ci capita spesso di strabuzzare gli occhi nel vedere queste giovani e rampanti ragazze “dell’Europa del Nord” in camicetta, giacchettina e decolletè sfrecciare su una bicicletta a gradi zero. E non battono nemmeno i denti. Tornando a noi, tuttavia, questa progressiva fusione culturale dovuta anche alle nuove tecnologie sta portando il problema della “drunk-humiliation” anche qui.

Così, ecco che l’Italia corre ai ripari. I primi focolai di rivolta arrivano dai comuni italiani del nord. A Genova, per esempio, ci si sta muovendo -e in fretta- perché qualsiasi forma di pubblicità che inciti il consumo dell’alcool a prezzi scontati diventi fuori legge. Niente happy hour, dunque. E “3 shortini al prezzo di 2”? Vietato, ovviamente. “Secondo giro omaggio”? Nemmeno a parlarne. E dire che a Genova l’ora del tramonto come sinonimo di happy hour era diventata un’istituzione quasi quanto Milano. Anche la città meneghina, ovviamente, non si fa parlar dietro: guai a vedere scene sconce di donne dismesse in giro per l’ex città dell’Expo. L’ordinanza contro i locali fracassoni c’è ormai da mesi, ai quali per legge non è più possibile vendere alcolici dalle 21 di sera alle 6 del mattino. Anche la maltrattata Roma ci era arrivata anni fa, con l’allora sindaco Gianni Alemanno (2012) che, con il divieto di vendita di alcol oltre le 23 fece forse l’unica cosa buona del suo mandato-seppur disprezzata dagli ubriaconi romani e non- per cercare di portare un po’ di ritegno e rispetto alle piazze simbolo di Roma come Campo de Fiori e limitrofe, fino a quel momento off-limits per qualsiasi romano, oltre le 9 di sera.

“Gli ubriaconi ci sono lo stesso”, sentenziano in molti. “I problemi veri sono altri” sostengono altri. Sarà, ma da qualche parte bisogna pur cominciare perché il rischio di trovarci come quelle inglesine lì, tutte cellulite e lato-b di fuori, ubriache e collassate per terra, è dietro l’angolo. E noi la mentalità inglese non ce l’abbiamo. Noi la mattina dopo, ricordiamo tutti benissimo.