Black is the new black: quelle che “Se non mi vesto di nero poi mi viene la cellulite”

31 Gennaio 2014 - di Claudia Montanari

Audrey Hepburn, sia chiaro, io la adoro. Ma a volte mi chiedo, perché l’ha fatto? Per carità, non la ringrazierò mai abbastanza per quella memorabile Holly Golightly in Colazione da Tiffany, però, no dico, poteva pure farsi un po’ i fattacci suoi con questo tubino nero.

Diciamolo, l’abuso del black dress è pure un po’ colpa sua. Insieme a tutti quegli altri maestri di moda, che hanno eletto il nero come emblema di eleganza e raffinatezza. Voglio dire, esistono mille ragioni più una per volersi vestire di nero, ma ci sono quelle che sembra che se non si vestano di nero per punizione venga loro la cellulite.

Il black dress, si sa, è un po’ il segreto di ogni donna. Ti svegli e non sai cosa mettere? Tiri fuori il nero. Ti svegli con l’umore nero? Vai a braccetto col colore che sceglierai. Ti svegli e ti vedi gonfia e grassa? Nessun problema, c’è il nero.

Insomma, una regolata bisogna darcela un attimo. Non è che siccome il-nero-sfina, col-nero-non-sbagli, il-nero-lo-abbini-con-tutto allora una si sente in dovere di indossarlo come-se-non-ci-fosse-un-domani.

Preso atto che raramente accadrà di andare a fare colazione da Tiffany, va detto che il black dress non è un modo di vestire ma un concetto, un’istituzione. È l’articolo numero 1 della Costituzione della Moda. È quel non colore che risolve le giornate e le discussioni con le lavatrici, spiana la strada agli incontri di lavoro, agli aperitivi e anche agli appuntamenti con quel tizio che abbiamo incontrato in centro l’altro giorno e, il tonno, ci ha pure chiesto di uscire.
Infine, indubbiamente, il nero sfina. Ecco, è vero, l’ho detto. Però parliamone un attimo. Perché è vero, il nero snellisce. Ma non è che fa miracoli.
Bisognerebbe sfatare qualche mito. Non è che se ti vesti di rosa sembri la zucca trasformata in carrozza di Cerentola e se ti infili dentro un tubino nero David Beckham divorzia dalla moglie per mettersi con te. No.
Va bene, è vero, in caso di “temporaneo gonfiore” è psicologicamente più facile entrare in un paio di pantaloni neri che beige, ma qualche regola va pure fissata in questo marasma.

Per esempio, prendiamo il rinomato “little black dress”. Non è che apri l’armadio, prendi il primo tubino nero che trovi, te lo infili e diventi Audrey Hepburn de noantri. Dalla nostra, abbiamo detto, che il nero ha il potere di snellire che-nemmeno-Kate-Middleton-in-piena-dieta-Dukan ma dobbiamo metterci in testa che non è strizzandoci dentro un tubino di due taglie più piccolo della nostra, che cacceranno a randellate Belen Rodríguez per metterci a fare i selfie su Facebook al posto suo.

Anche il nero ha le sue regole. Preso atto che difficilmente il nostro fisico potrà essere annoverato come l’ottava meraviglia del mondo, ricordiamoci di acquistare i capi della nostra taglia anche se questi sono di colore nero perché le maniglie dell’amore sono democratiche e strabordano con tutto, sia con pantaloni rossi che con pantaloni neri.

A proposito, sfatiamo un altro mito: siccome ho scelto il nero, il mio capo può essere di qualsiasi tessuto io voglia e posso metterlo quando mi pare. No.

Abbiate pazienza ma pure il nero ha un suo perché. Non è corretto tirarlo fuori in ogni dove e in ogni salsa come se fosse una scarpa da tennis qualunque. Diciamo no ai toppini tutti stecche e paillettes per andarci a prendere il caffè delle 11.00 con le nostre amiche. Oddio, se possiamo, diciamo categoricamente sempre no ai toppini tutti stecche e paillettes ma se proprio non resistiamo ad un look Victoria Beckham degli anni ’90, almeno mettiamolo di sera.

Poi, un occhio di riguardo agli abbinamenti. Anche se i guru della moda ci hanno insegnato che il nero-sta-bene-con-tutto questo non vuol dire che possiamo sentirci autorizzate ad indossare una gonna nera in pizzo abbinata a stivali bianchi in vernice, e sentirci pure chic.

Certi abbinamenti non donerebbero nemmeno a Kate Middleton, pure il lato b della sorella Pippa sembrerebbe il doppio con uno shorts nero in pelle. Il nero va con tutto ma se riuscissimo a non abbinarlo al viola che fa tanto Britney Spears dei tempi d’oro, faremmo un piacere più a noi stesse che agli altri.

E sono d’accordo sul fatto che anche Ines de la Fressange, che di moda dà una pista a tutte, ha inserito il classico tubino nero nella sua lista di pezzi “must have” nel suo libro-guida di stile “La Parisienne”, ma non facciamo le furbe perché quel libro l’ho letto pure io.

Non è che lei ci ha detto “indossa il nero come se stessi andando al raduno di mogli vedove che hanno perso il marito in guerra”. La sua visione di black dress è molto diversa. Il nero è quel tocco di stile che ci contraddistingue. È quell’indumento che ci facilita le scelte e le giornate. È quell’abitino che indossato con la faux fur fa subito Kate Moss, è quell’accessorio che se per esempio è un guantino in pelle, regala l’allure di Audrey Hepburn in “Sabrina”.

Infine, un piccolo accorgimento anche sul make up. Lo smokey-eyes nero va sempre di moda, va bene, ma sceglierlo per la mattina non è una buona mossa. Perché ci è arrivata pure Avril Lavigne che dopo 8 ore di lavoro il kajal e l’ombretto nero ti arrivano fin sotto le ginocchia, e non è carino.

Anche per quanto riguarda l’eye-liner cerchiamo di andarci piano. Perché è vero che adesso la riga anni ’60 è tornata di moda, ma mettiamoci in testa che è più facile far passare un cammello nella cuna di un ago che mettere decentemente l’eye-liner, che l’effetto “battona che ha appena smontato” è lì, proprio dietro l’angolo.

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