Ilaria D’Amico su Gigi Buffon: “Ci mandavamo 50 sms al giorno”

Pubblicato il 8 giugno 2016 13.31 | Ultimo aggiornamento: 8 giugno 2016 13.31

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Ilaria D'Amico su Gigi Buffon: "Ci mandavamo 50 sms al giorno"

R OMA – Ilaria D’Amico su Gigi Buffon: “Ci mandavamo 50 sms al giorno”. La loro storia ha catalizzato l’attenzione dei tabloid di gossip per molto, moltissimo tempo: Ilaria D’Amico e Gigi Buffon, inizialmente coppia singolare, improbabile, si è poi trasformata in una delle relazioni più belle del 2015 e 2016. Ora, dopo mesi di rumors, ci sono solo Ilaria, Gigi, un nuovo figlio insieme e una felice famiglia allargata. Dopo la gravidanza Ilaria è pronta a tornare in tv e lo farà con gli Europei di calcio su Sky. Prima però ha rilasciato una intervista cuore aperto su Vanity Fair in cui ha raccontato del suo amore con Gigi Buffon. All’inizio aveva un’idea distorta di lui, perciò non reputava possibile che potesse nascere un amore:

“Qualcuno pensava che la storia d’amore con Buffon fosse improbabile? Me lo sono detta anch’io: “È impossibile”. Subivo lo stereotipo del calciatore. Un po’ per preconcetto, un po’ perché a volte i calciatori ci mettono del loro. Gigi per me era una commistione indefinita tra il campione di cui conoscevo le gesta e l’immaturo, se non il fascista che una volta, a Parma, aveva indossato una maglietta con la scritta “Boia chi molla”. Con certi eroi nazionalpopolari capita sempre così. La caz*ata che fai da ragazzo nel tempo assume una dimensione che, soprattutto se sei riservato e non ti racconti, tende a farti rimanere sempre uguale nel corso degli anni”.

Poi ha raccontato come è andata il primo incontro:

Tra me e Buffon fu un colpo di fulmine, entrambi vivevamo una crisi. […] Tra me e lui colpo di fulmine. Prima di quella sera (l’evento di beneficenza organizzato dall’associazione oncologica Amo la vita Onlus, ndr) ci eravamo spediti tre sms in 15 anni. Una volta lo avevo ringraziato per essere venuto a dire la sua verità sul famoso gol-non gol di Muntari che aveva negato un probabile scudetto al Milan. Gli chiesi se avesse visto la palla dentro e lui rispose che no, ma che se anche l’avesse vista non sarebbe andato dall’arbitro a dargli una mano. Un putiferio, tutti maestrini: “Il capitano della Nazionale non può mentire”. “L’ipocrisia dominante mi fa orrore”, gli scrissi. Finì lì”.

Dopo quella sera, invece:

Passammo da 3 a 5 a 10 a 50 messaggi al giorno. Le amiche ridevano “Va bene Ilaria, ci vai in vacanza e poi vi salutate, giusto?”. “Forse non avete capito, io mi sono innamorata di quest’uomo. […] La clandestinità della storia è durata pochissimo, neanche tre mesi. Entrambi vivevamo una profonda crisi. Ci siamo incontrati in un momento emotivo simile, e ci siamo trovati”.