Grande Fratello Vip: Stefano Bettarini e le lacrime in diretta

Pubblicato il 4 ottobre 2016 15.51 | Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2016 15.51

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Simona Ventura, lettera di Stefano Bettarini: "Perché ti senti..."

R OMA – Lacrime in diretta per Stefano Bettarini nella casa del Grande Fratello Vip. Il “mea culpa” dell’ex calciatore gli evita l’uscita anticipata, come invece successo a Clemente Russo, e le lacrime lavano idealmente le offese pronunciate nei confronti della ex moglie Simona Ventura.

“E’ dura” ha detto, cedendo alla pressione, parlando con la sorella in collegamento dallo studio. Poco prima Alfonso Signorini lo aveva ripreso e invitato a chiedere scusa, dicendogli che “il tempo delle guasconate è finito”. Bettarini a quel punto aveva detto: “Chiedo scusa a tutte le persone che sono state nominate”.

“Una puntata complicata”. Ilary Blasi è imbarazzata nel presentare la terza serata del Grande Fratello Vip. Alfonso Signorini conferma: “È stata una settimana molto impegnativa”.

“Il televoto è stato annullato – annuncia la Blasi -, i telespettatori verranno rimborsati”. “Tutto per colpa di un comportamento – spiega Ilary Blasi – riprovevole di un concorrente”.

“Comunicheremo al diretto interessato le conseguenze della sua condotta”, avvisa la conduttrice che poi chiama proprio Bettarini nella stanza delle scelte. Ilary Blasi poi legge un comunicato di Mediaset: “Ci dissociamo dalle dichiarazioni rese che non rappresentano in alcun modo lo spirito del programma e chiediamo scusa alle persone coinvolte”.

Poi l’espulsione a tavolino di Russo: “Le tue affermazioni all’interno della casa – ha spiegato Ilary Blasi – hanno violato le regole e lo spirito del Grande Fratello: le conseguenze cono inevitabili, sei ufficialmente squalificato, devi abbandonare la casa stasera stessa”.

Lo scambio tra Russo e Bettarini, con pettegolezzi e racconti di tradimenti, era finito fin sul tavolo del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che aveva chiesto al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di valutare la conformità dei comportamenti del pugile campione olimpico con lo statuto deontologico del Corpo e la loro compatibilità con le istanze di tutela dell’immagine dell’Amministrazione penitenziaria.