Alessandro Cecchi Paone: Il mio dramma quando avevo 15 anni…

Pubblicato il 30 maggio 2016 12.56 | Ultimo aggiornamento: 30 maggio 2016 12.56

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R OMA –  Alessandro Cecchi Paone, il noto giornalista diventato da poco il nuovo volto del Tg4, si racconta in una lunga intervista a Il Giornale: “Il tg ce l’ho nel sangue, il primo l’ho diretto a 15 anni”. Durante l’adolescenza però le cose non sono state facili per il conduttore al punto che dai 20 ai 30 anni è dovuto andare in analisi.

Cecchi Paone spiega infatti di aver sentito il peso di essere un piccolo genio: “A 15 anni ero infelice come lo sono quasi tutti i bambini prodigio”. Ha pagato però un prezzo alto:

“Dai 20 ai 30 anni sono anche andato in analisi da uno psicanalista perché non riuscivo a conciliare la mia età anagrafica con le grandi responsabilità professionali di cui mi stavo facendo critico. Ho sofferto tanto. I miei coetanei giocavano, si divertivano, avevano i primi flirt con le ragazzine. E io invece studiavo e lavoravo. Avevo la sindrome del primo della classe e liberarmene non è stato facile”.

Per quanto riguarda la sua edizione del Tg4 spera di allargare il pubblico: non solo casalinghe, ma anche più giovani e appartenenti a etnie diverse magari con una conduttrice in chador.

Non è stato facile fare coming out sulla sua identità sessuale. In quel periodo era lanciatissimo: autorevolezza e popolarità erano alle stelle. Cosa le è venuto in mente di parlare di omoaffettività?

«Proprio perché ero al top del gradimento del grande pubblico, decisi di parlare per primo dei diritti civili dei gay. Sapevo che le mie denunce non sarebbero cadute nel vuoto. Che avrebbero scosso le acque. E così è stato».

Non ha mai temuto, con quella confessione, di bruciarsi umanamente e professionalmente?

«No, anzi penso di avere acquisito ulteriore credibilità agli occhi di chi aspettava di essere rappresentato da un personaggio fuori dai soliti cliché».

Insomma, esattamente l’atteggiamento opposto a quello che le ha contestato Fabrizio Corona, accusandola nel programma di Maurizio Costanzo di avere sfruttato la sua omosessualità a fini carrieristici.

«A uno come Corona non vale la pena neppure di rispondere. Infatti mi sono alzato e ho abbandonato la trasmissione».