Albano Carrisi: “Ylenia? Secondo me è tutta una bufala…”

Pubblicato il 18 novembre 2015 19.26 | Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2015 19.26

Tags: ,

di redazione Ladyblitz
 
Ylenia Carrisi: dichiarata morte presunta della figlia di Al Bano e Romina

R OMA – “Secondo me è una bufala”. Albano Carrisi non ci crede a questa nuova pista investigativa sulla fine della figlia Ylenia. Gli investigatori americani hanno chiesto a lui e ai suoi figli il Dna per poterlo comparare con i resti di una donna uccisa in Florida da un serial killer nel ’94. E al Giornale racconta: “Dal 1993 a oggi è passato tanto tempo. Eppure non c’è stato un anno che non sia venuta fuori qualche pseudo novità relativa a Ylenia. Ogni volta un particolare, una pista nuova, risvolti, testimoni. E ogni volta il male che fa è indescrivibile. Solo un genitore può capire di cosa parlo. È una tortura”.

Gli americani hanno ritrovati i resti di questa ragazza uccisa nel ’94, pochi mesi dopo la scomparsa di Ylenia e ora hanno collegato questa donna all’identikit di una delle vittime di Keith Hunter Jasperson che ha confessato di aver accolto nel suo tir una ragazza bionda che faceva l’autostop e voleva arrivare in Florida o in Nevada. Si chiamava Suzanne, dice lui, ossia come Ylenia si faceva chiamare durante il suo soggiorno americano.

Ylenia era partita con lo zaino in spalla dalla Puglia, la terra in cui Albano Carrisi e Romina Power, all’epoca una coppia felice, avevano deciso di insediare la loro famiglia da copertina. Alla scoperta degli Usa, in compagnia solo del proprio diario, Ylenia, 23 anni, iniziò la propria avventura. Nessun presagio che quel tour in giro per il nuovo continente potesse dare vita a un mistero durato 22 anni, giunto forse solo ora, nel 2015, ad una possibile svolta.

Era il 1993, Ylenia Maria Sole Carrisi era stata una delle prime vallette di Mike Bongiorno nella ‘Ruota della fortuna’. Ma era soprattutto una studentessa di letteratura al King’s College di Londra. Le sue tracce si persero il 31 dicembre 1993 e, nonostante nei lustri che sono trascorsi, di tanto in tanto, siano state avanzate ipotesi di ogni genere, il giallo sulla sua scomparsa non è mai stato risolto. Mai si è saputo se si fosse veramente suicidata, come si suppose in seguito alle indicazioni fornite dal guardiano dell’acquario comunale di New Orleans, città in cui è stata avvistata per l’ultima volta. Luogo a cui la vicenda di Ylenia è indissolubilmente legata. L’uomo disse di averla vista buttarsi nel fiume Mississippi, ma mai nessun corpo è riemerso dalle acque, né allora, né a distanza di tempo.

Il dubbio, gli interrogativi insoluti, hanno dilaniato la sua famiglia. Romina Power, la madre, che non ha mai negato di nutrire ancora la speranza di ritrovarla in vita. Al Bano, di stanza tra un tour internazionale e l’altro, sempre a Cellino San Marco, lì dove vivono anche i fratelli di Ylenia, che invece ha voluto chiudere la vicenda nel 2012 con una richiesta al Tribunale di Brindisi per la dichiarazione di morte presunta. L’iter è giunto a compimento due anni dopo. Preso atto, così come previsto dalle procedure, che non vi erano state novità di alcun genere sulle sorti di Ylenia per un decennio.

La ragazza bionda, dagli occhi magnetici e dal desiderio di girare il mondo, è formalmente morta, sebbene qualcuno abbia anche di recente riportato in auge teorie a cui il padre non ha mai voluto credere. Nel 2011 apparve su un settimanale tedesco una notizia secondo cui Ylenia, che il prossimo 29 novembre avrebbe compiuto 45 anni, aveva cercato riparo in un convento per condurre una esistenza solitaria, lontano da tutti. Di piste se ne sono seguite tante. Fino al giorno in cui nella contea di Palm Beach è stata pubblicata una immagine che ritrae il volto ricostruito al computer di un corpo senza nome che appartiene ad una giovane donna e che fu ritrovato nel 1994 proprio in Florida. Pur trattandosi di una elaborazione grafica è impressionante la somiglianza con quel visino acqua e sapone ritratto in mille fotografie.

Le date corrispondono. Ci sono poi le dichiarazioni di un serial killer, conosciuto come ‘Happy face killer’, che ha rivelato di aver ucciso proprio una giovane con lo zaino in spalla, che facendo l’autostop voleva raggiungere il Nevada o la California. La corrispondenza di indizi, dettagli, tracce, che sembra non fare una piega, potrebbe essere la svolta che si attendeva da quasi un quarto di secolo. La comparazione del Dna darà ora un responso certo e, comunque vada, una verità. Forse proprio quella che Albano e Romina attendono dal 1993.