Addio Nancy Reagan: first lady del sogno americano anni ’80

Pubblicato il 7 marzo 2016 10.22 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2016 10.22

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N EW YORK – Nancy Reagan, la first lady che ha incarnato il sogno americano diventato planetario, è morta all’età di 94 anni questa domenica mattina nella sua casa di Bel Air, in California, per un arresto cardiaco. Con lei se ne va l’ultimo pezzo dell’America reaganiana, la stessa che oggi nell’infuocata campagna per le presidenziali Usa sembra suscitare tanta nostalgia.

Ma erano altri tempi e le sfide erano altre per Nancy e per il suo Ronnie, attori di Hollywood giunti alla Casa Bianca e passati alla Storia come protagonisti delle ultime battute di quella Guerra Fredda in cui erano cresciuti.

Un fiume di tributi, oggi, per la moglie del 40mo presidente degli Stati Uniti: dagli Obama che si dicono “fortunati per il suo esempio”, con quella traccia indelebile lasciata al suo passaggio nella residenza presidenziale, ai Clinton, che parlano di “una donna straordinaria”.

Fino agli sfidanti per la nomination repubblicana. Donald Trump: “Era una donna incredibile. Ci mancherà!”. Ted Cruz: “Ricorderemo la sua passione”. E Marco Rubio: “Esempio di integrità e grazia”. Tutti e tre tanto si spendono in questi giorni nel rievocare l’integrità e i valori di Ronald Reagan presidente. Cosa che con tutta probabilità non sarebbe potuto essere senza il sostegno e la presenza di Nancy, la sua “guardiana”.

Per questo la first lady veniva anche criticata. Non mancava di intromettersi, si diceva. Dava pareri e giudizi. Divenne ancor più protettiva del marito dopo l’attentato da cui si salvò all’inizio della sua presidenza. Nancy ingaggiò perfino un astrologo alla Casa Bianca. E poi c’erano quei modi di fare hollywoodiani che con la Washington dall’ ‘apparenza composta’ avevano poco a che fare: le feste, le auto, i gioielli e gli abiti, i viaggi.

Quello per partecipare al matrimonio del principe Carlo e lady Diana a Londra le valsero l’appellativo di “Queen Nancy”. E la raccolta fondi per sostituire tutte le porcellane alla Casa Bianca che non erano di suo gusto fu un altro momento di clamore malvisto. E a rimediare non bastava il notevole impegno della first lady nella lotta contro l’abuso e la dipendenza di droghe e alcol. Anche in questo campo lasciò il segno coniando – forse anche per caso – lo slogan “Just say no!” (‘Dite no!”) che ad oggi in America resta evocativo di un momento storico, di un’era.

Le critiche comunque non tardarono a farsi sentire. Ma Nancy al suo stile non rinunciò mai. Era elegante. Incarnò alla perfezione l’estetica degli anni ’80. Inconfondibili le sue mise rosso fuoco, come il suo taglio di capelli, copiato da donne in tutto il mondo. Con l’universo femminile pero’ il rapporto non era sempre rose e fiori: in America le femministe le avevano dato addosso fin dall’inizio della sua vita pubblica con il marito governatore della California. Era celebre “lo sguardo” di Nancy, fisso sul suo Ronnie. Ma – si ricorda da più parti in queste ore – la loro era davvero una grande storia d’amore e di partnership e lo rimase fino alla fine. Forse anche di più nel dolore della malattia, quando Ronald Reagan si ammalò di Alzheimer. Nancy Reagan verrà sepolta accanto al marito presso la Ronald Reagan Presidential Library nella Simi Valley, nella loro California.