Paola Turci, libro "E mi amerò lo stesso": "La rinascita dopo l'incidente"

Paola Turci, libro “E mi amerò lo stesso”: “La rinascita dopo l’incidente”

1 Ottobre 2014 - di Claudia Montanari

ROMA – “E mi amerò lo stesso”: Paola Turci si racconta nel suo libro-biografia, uscito il 30 settembre. Una storia ricca di emozioni in cui la cantante italiana racconta la sua vita, la sua carriera e poi il periodo più buio della sua storia: il terribile incidente nel 1993 in cui il suo volto fu irrimediabilmente deturpato. E poi il dolore, la paura di non farcela, e ancora le cure, la consapevolezza di una nuova vita che non potrà più tornare indietro, le sedute dallo psicologo. La voglia di riscatto, di nuovo i concerti ed il ritorno alla serenità.
 Il libro, che prende il titolo dal brano Ti amerò lo stesso contenuto nell’album Paola Turci del 1989, conterrà 50 anni di aneddoti, 28 anni di carriera, con racconti e curiosità di ogni tipo.
Carla Massi ha intervistato Paola Turci per il Messaggero. Ne esce un’intervista molto toccante in cui la cantante si racconta:
Lei inizia a raccontare di quando era bambina, ribelle e poco incline a dire sì. Chiude il libro disegnando una donna che ha attraversato foreste buie, ancora ribelle ma felice di credere finalmente in se stessa e di mostrarsi. In mezzo c’è l’incidente stradale, che cosa accadde?
«La mia vita è finita ed è ricominciata il 15 agosto del 1993 sulla Salerno-Reggio Calabria. Mi trovai costretta a guidare l’auto durante una tournée. Ero furibonda. Mi chino per spingere nel portasigari il cavo del caricabatteria del telefono e mi rendo conto di aver oltrepassato il guardrail. Il tachimetro segna centoventi km all’ora. Sterzo verso destra, in un attimo sono nella corsia di emergenza. Controsterzo. No airbag, no cintura di sicurezza. Chiudo gli occhi»
Quando li riapre che vede?
«Sento una randellata all’altezza del sopracciglio destro, intravedo il cofano accartocciato, il parabrezza in frantumi. Sangue sul mio viso. La bocca piena di detriti. Sputo i vetri uno ad uno, uno mi resta in gola. Sono stata sbalzata dal sedile. Gli altri due, Chiara e Roberto, che erano con me mi aiutano»
Da quel giorno, oltre 25 operazioni di chirurgia plastica, la paura di non essere più accettata, la nuova faccia, la schiena che non le ha dato pace, l’umore che precipita, la rinascita. Vero?
«Sì, ho descritto tutto perché credo che molti possano riconoscersi in parti di questa mia storia. L’incidente mi ha segnata nel cuore, nel corpo e nell’anima,ma mi ha anche aiutata a uscire da una relazione tormentata. Mi ha aperto porte prima di allora né pensate né conosciute»
Lei ricorda tutte le parole che le sono state dette in ospedale, le ha trascritte nel libro. Che valore hanno oggi?
«Molte mi facevano rabbia allora e anche adesso. “Poverina, era così carina” ripetevano al pronto soccorso. Ero coperta di sangue, ma sono parole da dire? “Ora è come se tu fossi nata di nuovo” mi disse il chirurgo. Oltre cento punti di sutura. Sfigurata, un corpo a pezzi. Mi rendo conto che l’incidente mi ha cambiato letteralmente i connotati»
E, su tutti i pensieri, trionfa quello più punitivo, il non piacere più a nessuno?
«Ho paura di essere rifiutata come artista e come donna. Sono ricoverata per trauma cranico, ferite lacero-contuse e perdita di sostanza dallo zigomo. Mi manca anche un pezzo di pelle della palpebra. Niente concerti, sta per uscire l’album “Ragazze”. Mi sembra tutto un incubo»
E gli amici?
«La sera prima delle dimissioni, mi viene a trovare Luca Barbarossa con i suoi musicisti. Visto che la stanza accanto alla mia era libera, gli infermieri tolgono anche i letti e allestiscono un lungo tavolo dove vengono portate delle pizze. Mi sembra di reagire bene, gli amici mi sono vicini. Ma io comincio a pensare, pensare»
Oltre a rimettersi in sesto, oltre alle operazioni a che pensa?
«Che si sta ammalando il mio umore. Di fatto, anche mesi dopo l’incidente, non mi faccio più vedere in pubblico. In tv nascondo il viso dietro i capelli e gli occhiali scuri. Comincio a chiedermi se ci possa essere un motivo per cui ho fatto quel dannato incidente. Mi domando se sia stato un tentativo inconscio di uscire da una situazione sentimentale in cui ero bloccata. Solo pochi mesi prima di tutto questo casino ho cantato “Stato di calma apparente” a Sanremo. Un presagio…»
Così inizia la sua vita con il volto coperto
«Nascondo persino quelle poche cose che si potrebbero scorgere. Mi rendo conto che devo trovare sicurezza, instaurare un nuovo rapporto con il pubblico. Fatico ma, al tempo stesso, continuo a pensare che questo incidente mi stia dando una forza inaspettata. Nonostante molti alti e bassi e molti dubbi»
Lei fonde il suo malessere fisico con quello sentimentale. Parla anche dei tradimenti del suo compagno, riconosceva il confine tra il male di cuore e quello del suo fisico?
«Non riuscivo ad essere forte e decidere di lasciarlo, la mia incapacità di dire “basta” rendeva tutto più difficile. Finalmente decido di partire sola, vado in Madagascar. Lui resta a casa. Vivo in mezzo a gente di mille colori alla ricerca di un posto che mi faccia tornare nella realtà e mi permetta di lasciarmi alle spalle tutto quello che ho passato Finalmente vivo»
Poi la decisione di lavorare duro su sé, l’avvicinamento alla religione, l’incontro con un’altra Paola Turci che doveva ancora venire fuori
«Penso che il percorso che ho compiuto sia stato importante e mi abbia dato sollievo. Ho capito che il mio incidente è accaduto quando avevo smarrito l’entusiasmo e ogni dettaglio della mia esistenza si traduceva in sconforto. L’occhio ancora oggi mi fa male, lacrimo spesso. Ma, “mi amerò lo stesso”!».
Foto: facebook

Tags