Obesità e Pregiudizio: Chi fa più male?

Pubblicato il 18 maggio 2016 15.24 | Ultimo aggiornamento: 18 maggio 2016 15.54

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Obesità e Pregiudizio: Chi fa più male?

Roma – Obesità e Pregiudizio: Chi fa più male?

(di Maria Antonella Calopresti)

 “Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno, giuro che lo farò… in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà…”. Sono strofe della canzone  La donna Cannone di De Gregori. Una canzone intensa, che fa riflettere su come il giudizio della gente possa far male. Di questo vi parlerò oggi.

Ciao Anto! sono Emanuela!  Su FB ho letto il tuo post dove parlavi della malasanità italiana e vorrei raccontarti cosa sia successo a me.”

Così comincia un messaggio inviatomi da Emanuela V., una ragazza di 21 anni che ho conosciuto 7 anni fa in una scuola di ballo che frequentava mia figlia. Non la vedo da 6 anni e quello che ricordo di lei è un sorriso splendido, un’energia contagiosa e, nonostante il suo peso, una leggerezza nel ballare  tipico di una farfalla.

Mi ha raccontato che in sei anni son cambiate tante cose, ma non mi aspettavo un racconto così sofferto e doloroso.

Ricordo che Emanuela tentava di perdere peso già quando la conobbi. Era una cosa al quanto strana: stava attenta al cibo e ballava latino-americano tutti i giorni per ore e ore, eppure il peso era sempre uguale.

Oggi mi dice che da anni vive in un incubo: hanno scoperto che il suo peso non è dovuto al cibo ma a diverse disfunzioni del suo organismo.

Ha sempre dovuto lottare coi pregiudizi della gente, di chi le faceva le battutine, di chi sapeva sempre cosa consigliarle da mangiare, di chi la criticava alle spalle, di chi l’ha allontanata per il suo peso e di chi le diceva “ non puoi fare questo perché sei grassa”.

Emanuela non si curava più di tanto  dei giudizi della gente che riuscivano ad rintristirla per poco, perché a lei bastava ballare per ritrovare in fretta la felicità, ma ora non è più così.

I problemi di salute che ha sono seri al punto da impedirle di avere una vita sociale come i suoi coetanei: esce da casa molto poco e solo per brevi attimi. Ha studiato per diventare parrucchiera, ma non può cercarsi un lavoro. Anche il rapporto col padre è difficile, dopo la separazione dei genitori, e anche questo la fa soffrire.

“…Quello che mi è successo riguarda le offese e le umiliazioni che ho subito , anche se oramai, in questa società, per me le offese e le prese in giro sono all’ordine del giorno… Sai, anche uno sguardo, a volte, riesce a demoralizzarmi e a ferirmi. Davanti ai miei cari fingo di star bene, ma dentro mi sento morire.”

Nelle sue condizioni avrebbe bisogno di sentirsi protetta e compresa. Invece si sente beffata dalla vita e umiliata da chi dovrebbe curarsi di lei. L’ultima beffa qualche mese fa quando il suo medico curante, viste le condizioni, decide di farle fare con urgenza una visita endocrinologica presso una nota struttura sanitaria dell’interland milanese.

Emanuela viene chiamata per la visita, entra e, come prima cosa, si sente fare un appunto dalla endocrinologa sul suo grasso inutile. Le chiede di spogliarsi con aria di disprezzo e senza nemmeno farla andare nel camerino. Mentre la ragazza racconta il suo vissuto, la dottoressa sembra non sentire e non le fa nemmeno domande per saperne di più, ma  continua ad attaccarla insistendo che i suoi problemi derivino dal cibo e che, quindi, solo assumendo una nota marca di preparati dietetici può dimagrire.

La fa pesare ( evito di trascrivere i commenti) e la fa sdraiare sul lettino. Mentre la visita esordisce così: ” sei troppo grassa pure per essere visitata”.

Tra mille imbarazzi e lacrime strozzate finisce la visita. La dottoressa le chiede di rivestirsi e di raggiungerla nell’altra stanza.

Emanuela la raggiunge e si siede. La dottoressa, mentre scrive al PC, le dice che manca solo la misurazione della pressione poi, di scatto, smette di scrivere, la guarda e con tono  sprezzante aggiunge: ” No, non te la misuro! non ho misuratori per obesi!” . In quel momento Emanuela sprofonda nello sconforto più totale e decide di non raccontare niente a nessuno. La visita è finita ed esce distrutta e umiliata.

Solo qualche giorno fa ha avuto il coraggio di raccontarlo al suo medico curante il quale si è arrabbiato davvero molto, anche perché la dottoressa ha cercato di vendere un prodotto senza conoscere nemmeno la gravità della situazione della ragazza.

A questo punto, io non riesco a comprendere il perché si parli di malattia solo quando ci si riferisca  all’anoressia e alla  bulimia, ma non quando il problema è l’ obesità. Insomma, se rifiuti il cibo sei malato, se mangi troppo sei un ciccione! perché? Perché davanti all’immagine di una persona  anoressica ci adoperiamo tutti per farla mangiare, troviamo lo psicologo per aiutarla, usiamo tutte le delicatezze  e, invece, davanti ad una  obesa ci limitiamo ad urlarle dietro che deve smettere di ingozzarsi come un maiale!? Ci chiediamo mai perché sia così ( nel caso in cui non si tratti di disfunzione organica) e perché abbia un bisogno così grande di riempire ogni spazio del suo corpo?! 

Bisogna impegnarsi  a riflettere ed evitare di giudicare ledendo gratuitamente la dignità altrui. Si può uccidere in tanti modi, anche senza togliere la vita ad una persona. Si può uccidere quando si toglie dignità, quando si giudica senza conoscere i fatti, quando ci si fa beffa delle condizioni altrui,…si può uccidere quando un figlio sta male ed un genitore non si cura di lui, lo abbandona moralmente, fisicamente e gli nega le cure mediche.

Auguri Emanuela V.! E ricorda che il mondo è pieno anche di persone meravigliose come la tua mamma che ti ama così come sei da prima che tu nascessi, come il tuo ragazzo e come tutti i cari che ti trovi accanto.

Questo articolo lo dedico con tutto il cuore a te e a tutte le persone nelle tue condizioni. Spero vi aiuti a trovare giustizia e spero faccia riflettere la gente sul dolore che causano i loro commenti e i loro giudizi inutili!