Lucia Annibali, la sua storia diventa un film, “Io ci sono”

Pubblicato il 13 maggio 2016 14.04 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2016 14.05

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Lucia Annibali, la sua storia diventa film, "Io ci sono"

Lucia Annibali, la sua storia diventa film, “Io ci sono”. Inizieranno il 23 maggio e proseguiranno per 4 settimane le riprese del film tv ispirato alla storia di Lucia Annibali, l’avvocatessa di Pesaro sfigurata con l’acido da due sicari assoldati dal suo ex, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 20 anni. “Io Ci Sono” – questo il titolo della pellicola – è sviluppato da BiBi Film TV di Angelo Barbagallo per Rai Fiction con il supporto di Marche Film Commission-Fondazione Marche Cultura e collaborazione del Comune di Pesaro e del Comune di Urbino.

La regia è affidata a Luciano Manuzzi (Gli ultimi del Paradiso; Le due leggi). Il film, tratto dal libro scritto dalla stessa Annibali e da Giusi Fasano, ripercorrerà le ambientazioni reali della vicenda, a Pesaro e a Urbino. La Produzione BiBi Film TV ha avviato la ricerca di figuranti, uomini e donne dai 25 ai 55 anni, che dovranno presentarsi per la selezione il 18 maggio in via Gavardini 36, a Pesaro, dalle 10:30 alle 13 e dalle 15 alle 18.

La sera del 16 aprile 2013 Lucia Annibali, giovane avvocatessa di Pesaro, rientra a casa dopo una nuotata in piscina. Non sa che ad attenderla, nascosti in quell’appartamento, ci sono due sicari incappucciati: uno fa il palo, l’altro è in posizione pronto ad aggredirla nel più vile dei modi, gettandole l’acido in faccia e sfigurandola irrimediabilmente. Quella stessa notte viene arrestato come mandante dell’aggressione Luca Varani, anche lui avvocato, che con Lucia aveva avuto una tormentata relazione troncata da lei ad agosto 2012.

Una storia di rinascita raccontata dalla stessa vittima nel libro Io ci sono. La mia storia di non amore, scritto a quattro mani con la giornalista del Corriere della Sera, Giusy Fasano.

“Io non mi arrendo, e questa ferita diventerà la mia forza – si legge nel libro – quello che ho vissuto è paragonabile a un’uccisione, la mia identità non c’era più, da qui è partito un calvario, una tortura nel ricostruire un pezzetto alla volta il mio volto, superando grandi sofferenze fisiche: non ci sono parole per esprimere il dolore degli ustionati”.

“Nella mia vita il bello deve ancora avvenire – scrive ancora – perché la vita che conducevo prima non era felice, perché non avevo costruito la mia identità; ora sono passati due anni ed è bella la possibilità di poter ricostruire una seconda vita. Sono una donna orgogliosa di me stessa”.