Giulia Innocenzi: perché ancora la donna non può viaggiare sola

Pubblicato il 28 agosto 2015 17.20 | Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2015 17.22

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di Elisa D'Alto
 
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R OMA – Molestata e palpeggiata in strada, al bazar, di giorno, a Teheran come in località meno centrali. Giulia Innocenzi, giornalista e conduttrice di Anno Uno, ha scritto sul suo blog (ecco il link) la brutta esperienza vissuta in Iran dove è stata in viaggio con una sua amica. Due donne sole, quindi non accompagnate da un uomo. La Innocenzi stessa identifica questo punto come dirimente: è stato questo a far pensare ai tanti uomini che l’hanno molestata che quelle molestie fossero, in qualche modo, lecite. Perché due donne sole sono due donne “di nessuno”, ne puoi quindi disporre.

Quello che è successo a Giulia Innocenzi (poteva essere qualunque altra donna) è sicuramente sgradevole e come donna è una sensazione piuttosto limitante e frustrante sapere che, anche solo la propria presenza, può attirare commenti sgradevoli o peggio. Ma, c’è un ma: con quale aspettativa questa donna è andata in un Paese dove la libertà delle donne e la morale sono molto diverse rispetto agli standard cui è abituata senza prevedere conseguenze?

Purtroppo (sia chiaro nessuno giustifica le molestie pesanti che ha subito) spesso la maggiore libertà di cui una donna fa sfoggio in un Paese dove la libertà delle donne è tutt’altra viene interpretata dagli uomini come disponibilità sessuale. E’ donna, è sola, è libera, è occidentale quindi è più disponibile. Non lo pensano tutti gli uomini iraniani (in questo caso si parla di Iran) ma certo la quantità di approcci e molestie subite lascia supporre che questo pensiero sia frequente. E no, non c’entra l’Islam.

C’entra la cultura, c’entra la democrazia, c’entra la cultura del rispetto. Succede in India, ad esempio, paese a maggioranza indù e non musulmana. Succede che questi Paesi devi visitarli in gruppo o con un uomo. Punto. Non puoi andare sola o con un’altra donna in India, Iran, Egitto o qualsiasi altro Paese dove la sensibilità e la cultura del rispetto è altra dalla tua, e pensare di non subire conseguenze.

Non serve allontanarci troppo: ho vissuto a Copenaghen 6 mesi e posso assicurarvi che, come donna, è inebriante la sensazione di libertà, prendere la metro sola di notte, girare in città senza molestie o scocciature. Cose che a Roma (Italia, Occidente, 2015) una donna difficilmente può fare con disinvoltura. Sulla cultura del rispetto, quindi, abbiamo da fare molto anche noi. A occhio poi il trattamento che la signora Innocenzi ha subito, come donna non accompagnata da uomo, in Iran nel 2015 non è molto diverso da quello che avrebbe subito in Italia, nel 1955, per dire.