Citomegalovirus, come prevenirlo: studio salva donne in gravidanza

Pubblicato il 10 agosto 2015 14.39 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 14.39

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di Redazione LadyBlitz
 
Citomegalovirus, come prevenirlo: studio salva donne in gravidanza

R OMA – Citomegalovirus, come prevenirlo: studio salva donne in gravidanza. Prevenire e combattere il citomegalovirus, il principale agente infettivo responsabile di sordità e di ritardo psicomotorio e che può provocare gravi malformazioni al feto, ora sembra possibile. Uno studio italiano ha permesso di scoprire come prevenire l’infezione primaria da citomegalovirus nelle donne in gravidanza, evitando così problemi alle mamme e soprattutto ai nascituri causati dal virus che in Italia provoca ogni anno 2 mila nascite di bambini con problemi di natura neurologica anche grave (40 mila negli Stati Uniti e 35 mila in Europa). Lo studio, condotto dalle cliniche ostetrico-ginecologiche dell’ospedale Sant’Anna di Torino e del San Matteo di Pavia su 9 mila gestanti, è stato pubblicato su EBioMedicine, magazine online di The Lancet e Cell Press.

Come prevenire il Citomegalovirus, dunque? La soluzione è tanto semplice quanto sorprendete: tutto passa dall’igiene. Lo studio, infatti, dimostra in modo inequivocabile come una donna incinta ben informata sulle norme igieniche da seguire sia in grado di evitare l’infezione durante la gravidanza e quindi di non infettare il suo bambino.

Le raccomandazioni delle donne a rischio (non solo quelle che esercitano professioni sanitarie o educative in strutture dove i piccoli sono ricoverati, ma anche madri alla seconda o alla terza gravidanza) comprendono frequente e profondo lavaggio delle mani, delle stoviglie, della biancheria e del cibo, da non condividere con nessuno. Questo perché, nel gruppo comprendente donne poco informate sull’infezione, 9 donne su 100 hanno contratto la malattia contro l’1% di quelle invece a conoscenza delle norme di prevenzione. Inoltre il 93% delle donne ha ritenuto affrontabile il “sacrificio” di ridurre contatti diretti con i bambini portatori del virus attraverso un uso più consapevole di oggetti, indumenti e biancheria.