Aborto: il New York Times racconta le difficoltà delle italiane

Pubblicato il 19 gennaio 2016 11.39 | Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2016 11.39

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Aborto: il New York Times racconta le difficoltà delle italiane

R OMA – Aborto: il New York Times racconta le difficoltà delle italiane. Oltre alle denunce in Italia, l’ultima da parte della trasmissione di Rai 3 Presa Diretta giusto ieri, i problemi delle donne italiane che devono accedere all’aborto finiscono anche sul NYT. L’edizione on line del quotidiano Usa riporta la storia di Benedetta, una donna cui erano state diagnosticate malformazioni “incompatibili con la vita” per il bimbo che aveva in grembo e che non è riuscita ad abortire nelle Marche.

“Mi hanno detto che il feto è incompatibile con la vita, e che l’avrei perso dopo la ventesima settimana – racconta la donna, originaria di Ascoli Piceno -. Aspettare che una donna veda la pancia crescere per una vita condannata è inumano”.

Secondo quanto riporta il quotidiano, che cita anche altri casi, la donna è stata rifiutata da diversi ospedali prima di trovare un medico dell’Aied, l’associazione Italiana per l’Educazione Demografica, che una volta alla settimana invia un proprio specialista ad Ascoli Piceno. Secondo Silvana Agatone, ginecologa romana fondatrice dell’associazione Laiga, che si batte per l’applicazione della legge 194, su 10mila ginecologi che lavorano negli ospedali italiani solo 1200 non si dichiarano obiettori.

“La maggior parte dei non obiettori è vicina alla pensione – afferma al quotidiano di New York -, quindi presto avremo problemi ad aiutare queste donne”. Sempre dalle Marche è partita anche l’inchiesta di Rai 3, che ha presentato alcune storie di donne che dalla regione si sono dovute spostare di 800 chilometri per riuscire ad abortire. In aumento, afferma l’inchiesta, ci sarebbero anche gli aborti clandestini. Secondo il Movimento per la Vita quella di Presa Diretta è una “criminalizzazione dei medici obiettori”, mentre per la deputata Pia Locatelli “Non sono gli obiettori a essere demonizzati, ma i non obiettori a essere penalizzati”.

La questione dei medici obiettori è molto dibattuta, anche se, come ha spesso affermato anche il ministro Lorenzin, il numero di interruzioni di gravidanza in Italia è in calo e il sistema sembra reggere con circa il 60% delle strutture italiane che permette comunque l’accesso al servizio secondo il rapporto del ministero sui dati del 2014.

“Anche in ospedali dove tutti i medici sono obiettori il problema si può risolvere facendo convenzioni con strutture o con singoli medici, sono le Regioni che devono assicurarsi di poter garantire un servizio – afferma Paolo Scollo, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetrifia (Sigo) -. Nel mio reparto ad esempio siamo tutti obiettori, l’amministrazione ha fatto un bando per il ginecologo e per gli anestesisti, un ospedale ha risposto e ora abbiamo medici che vengono da un’altra struttura periodicamente”.